Il dubbio non è azione o meglio il pensiero non è azione, lo diventa nel momento in cui si inizia a percepirlo come un’azione fatta

 

Ciao caro amico di E.P!
Che importanza dai ai tuoi pensieri? E a quelli negativi? I brutti pensieri intendo.

E cosa fai quando arriva il pensiero disturbante? Il pensiero che non ti piace, che non ti fa dormire di notte.

Che fai? Cerchi di rimuoverlo? Beh, alcuni pensieri possono renderti la vita non facile e infelice!
Ricordo le parole di un mio paziente schizofrenico: “i guai sono iniziati quando un giorno sotto la doccia ho pensato a questa cosa…” (mi parlava di un suo pensiero che a suo dire gli ha cambiato la vita “per sempre”).
Diamo più o meno importanza ai nostri pensieri: per esempio c’è chi si fa addirittura travolgere dal pensare perdendo totalmente il controllo; c’è chi invece lo vede come qualcosa di automatico e/o ininfluente.

E che differenza c’è tra pensiero e azione?
Qualcuno mi direbbe: “Andrea, stai dando i numeri?”
Può sembrare strano e fuori da ogni logica, ma non lo è.

 

Non per tutti pensiero e azione sono due cose differenti

Ti faccio un piccolo esempio…
Pensa a chi ha l’ossessione di aver lasciato la manopola del gas aperta: chiude la manopola del gas, esce dalla cucina, sorge il dubbio e ritorna in cucina per controllare nuovamente il gas.

Si allontana, ritorna il dubbio e va a controllare se è tutto a posto. È un controllo continuo ed estenuante e in alcuni casi può ripetersi anche per ore.

 

Il dubbio non è azione o meglio il pensiero non è azione, lo diventa nel momento in cui si inizia a percepirlo come un’azione fatta

Mi spiego meglio…
Se il dubbio è quello di non aver chiuso la manopola del gas significa che con buona probabilità la manopola è rimasta aperta: “ritorno e controllo perché non sono sicuro di aver chiuso la manopola del gas”.

E poi non contenti, si controlla nuovamente pensando: “ok ho controllato ma può essere che controllando avrò aperto involontariamente la manopola del gas”.

Ok, ci siamo! Ora il pensiero è diventato azione. Il dubbio di aver aperto la manopola del gas è diventata una mezza certezza, una possibile azione.

Per l’ossessivo il “pensare di fare…” e il “fare” sono più o meno la stessa cosa

Si tratta solo di un esempio, ma potremmo farne a bizzeffe!

Chiaramente, anche in questo caso non potremmo generalizzare: ogni ossessivo (persona che ha un disturbo ossessivo-compulsivo) è un caso a sé.
Per intenderci, vi è un livello di gravità dell’ossessione e un stile del tutto personale di affrontarla.

Tenendo presente ciò anche la terapia andrebbe adattata al singolo caso.

E l’efficacia della terapia varia a seconda della qualità della relazione (terapeuta-paziente) instaurata, della motivazione del paziente e del tipo di psicoterapia.

 

Se pensi che i tuoi non siano semplici pensieri e credi di avere un DOC allora forse la scelta migliore sarebbe quella di rivolgerti a uno psicoterapeuta.

A presto,

andrea de nuccio

 

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9 comments

  1. fabio Rispondi

    buongiorno dott. de nuccio vorrei sapere come si affronta un'ossessione
    fabio

  2. esperienza psicologica Rispondi

    Ciao Fabio prima di parlare di "ossessione" è necessario accertarsi che lo sia veramente. Per esempio, un pensiero non è un'ossessione, ma un pensiero che si ripete troppe volte durante la giornata potrebbe essere un'ossessione. Quindi sarebbe corretto chiedersi quanto sia invalidante tale pensiero.

  3. fabio Rispondi

    posso chiamarla? abito in provincia di lecce e vorrei fissare un appuntamento con lei!

  4. esperienza psicologica Rispondi

    certo fa' pure!
    andrea de nuccio

  5. Anonimo Rispondi

    ho sofferto per tanti anni di D.O.C e con una terapia cognitivo- comportamentale ho avuto un miglioramento, ma non sono mai ancora guarita. Esiste una terapia più efficace? Sonia B

  6. esperienza psicologica Rispondi

    Ciao Sonia B cosa intendi per guarigione? e cosa significa terapia efficace? Nonostante la terapia evidence-based più efficace secondo la letteratura scientifica sembri essere la terapia cognitivo-comportamentale, una percentuale di pazienti che nei diversi studi varia tra il 30% ed il 60 % non risponde al trattamento. Tale lacuna potrebbe essere colmata utilizzando altri approcci: insieme o separatamente.
    andrea de nuccio

  7. Anonimo Rispondi

    ed io rientro in questa percentuale 🙁 Sonia B

  8. PAOLO Rispondi

    "L'efficacia della terapia varia a seconda della qualità della relazione (terapeuta-paziente) instaurata, della motivazione del paziente e del tipo di psicoterapia."

    FINALMENTE UN PROFESSIONISTA SERIO E PREPARATO, IN GIRO SUI BLOG E SITI DI PSICOLOGIA SENTO SPESSO PARLARE DI SCUOLE DI PSICOTERAPIA, METODI, ECC. TUTTTTA PUBBLICITA' MA NEI FATTI NIETE DI SERIO.
    GRAZIE DOTT. DE NUCCIO E GRAZIE ESPERIENZA PSICOLOGICA PER AVER PORTATO UN PO' DI SANA PSICOLOGIA IN ITALIA

  9. esperienza psicologica Rispondi

    grazie Paolo, facciamo del nostro meglio. andrea de nuccio