Dove c’è sforzo c’è resistenza, e dove c’è resistenza non c’è cambiamento

 

Ciao,
come procede la tua vita?

Nell’immagine del post abbiamo due bellissimi porcospini che sono in lotta.

Capiterà anche a te talvolta di trovarti in una situazione analoga.
A me capita spesso ed è per questo che ho voluto – durante il mio percorso di studi e a lavoro – occuparmi delle resistenze al cambiamento.

 È uno dei miei argomenti preferiti.

Perché si parla di resistenza al cambiamento?

Perché opporre resistenza a qualcuno, in realtà, significa opporre resistenza al cambiamento.

Si tratta del cambiamento che l’altro vuole “imporci”.

Come dovremmo comportarci se, ad esempio, il nostro datore di lavoro, il nostro collega o il nostro partner volessero imporre la loro idea (di cambiamento)?

Accettare l’idea altrui significherebbe mettere in discussione noi stessi, quindi anche i nostri comportamenti.

Quanti di noi lo farebbero?

Credo che cambiare un nostro “equilibrio”, specialmente se tale cambiamento è dovuto ad altri, non sia cosa così semplice.

La nostra tendenza è mantenere lo stesso equilibrio: per intenderci… “sono fatto così e non rompermi le scatole!”.

È chiaro però che tale atteggiamento non giova a nessuno: opporre resistenza significa sforzo, dispendio di energia, lavoro, perdita di tempo, ecc.

Il consiglio di oggi è: “non opporre resistenza!”.

A noi di E.P non piace sprecare energia, non amiamo lo sforzo, vogliamo ottenere “molto” con poco.

Tranquillo/a, non si tratta di pigrizia, ma di una comprensione più profonda ovvero che tutto in natura tende al minor dispendio di energia possibile.

Non puoi andare contro natura!

Ti faresti solo del male. 😉

Quindi non ci resta che accogliere l’idea dell’altro senza opporre resistenza. In questo modo non sprecherai energia, non andrai contro natura e soprattutto non rinuncerai a te stesso e alle tue idee!

Cosa accade in una relazione di questo tipo?

O meglio… cosa accade se proverai a non opporre resistenza?

L’altro diventerà un nostro alleato e così sarà più semplice proporre la nostra idea.

Hai accolto l’altro ed è finita la lotta…

Hai saputo ascoltarlo e hai creato le condizioni per proporre il tuo pensiero in pace, ovvero senza sprecare la tua energia…

Che ne pensi?

Ti piace complicarti la vita o hai scelto di vivere in pace? 🙂

Aspetto un tuo prezioso commento.


andrea de nuccio

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6 comments

  1. stefy Rispondi

    onorata d'essere io la prima a commentare sciiiiiauu :)stefy

  2. stefy Rispondi

    ciao dott. de nuccio, ho visto che non ha pubblicato il mio commento, il primo, lo rimando: spero di riuscire a mettere in pratica il suo consiglio anche se devo ammettere che è davvero molto difficile per me avendo un personaggio con cui devo starci tutta la giornata purtroppo , il mio capo, che andrebbe preso a bastonate perchè insensibile ed egoista. grazie -stefy

  3. esperienza psicologica Rispondi

    grazie stefy.. provare per credere!
    e-p

  4. Maristella ."ilary nobile" Rispondi

    A mio avviso questo potrebbe essere un problema abbastanza articolato; da esaminare partendo dall’ambito lavorativo.Nei rapporti in cui una persona lavora alle dipendenze di un altro si realizza subordinazione limitata,infatti credo che nella nostra società in qualsiasi relazione umana è semplice individuare uno scarsissimo formalismo e viene meno un senso di socievolezza. Pertanto bisogna mettere in atto azioni motivate,ovvero elementi utili che dovremmo utilizzare per agire, opporre resistenza secondo me non è un male se vi è un personale diritto da salvaguardare.In caso contrario Se una persona si percepisce in un determinato modo ed ha delle proprie idee,non è giusto che l’altro debba attraverso questa strategia deviarlo verso idee differenti..è evidente che quella voce priva l’individuo della possibilità di essere se stesso, di percepirsi come individuo singolo.Si deve opporre resistenza solo se l’altro ci obbliga a seguire le proprie idee che ovviamente non riteniamo corrette,o se la persona con cui ci relazioniamo vuole condurci verso mete che non stimiamo. Questo discorso si ritrova anche in quell'ambito lavorativo di cui parlavo prima.Si deve opporre resistenza per difendere se stessi, per non farsi minimizzare da nessuno..

  5. Simone Cordella - CENTRO RILEVAMENTI ENERGETICI Rispondi

    Ciò che ci propone il dott. De Nuccio potrebbe sembrare pura strategia. A ben riflettere però credo si tratti di una lezione di vita.
    Mi vien da pensare all'essere umano come fosse un ramoscello di un'albero (la società).

    Consideriamo un sasso che cadendo da una rupe urta (sforzo) il ramoscello.
    1) Se il ramoscello è rigido e robusto, allora senza flettersi riesce a sopportare l'urto e a respingere il sasso. In questo caso il ramoscello ha opposto resistenza, ne è uscito indenne, ma non c'è stato alcun cambiamento per il ramoscello.
    2) Se il ramoscello è rigido e debole, allora non riuscendo a sopportare l'urto si rompe. In questo caso il ramoscello ha opposto resistenza e non solo non ne è uscito indenne, ma il cambiamento ottenuto è stato addirittura negativo.
    3) Se il ramoscello è flessibile, allora si flette riducendo così al minimo l'urto lasciando passare il sasso. In questo caso il ramoscello non ha quasi opposto resistenza, ne è uscito indenne ed ha prodotto un movimento armonico (oscillazioni = cambiamento), bello a vedersi, seppur di breve durata.

    Il fatto interessante è che nei primi due casi gli eventi si evolvono in modo brusco, mentre nel terzo gli eventi sono molto più fluidi.

    Se ci ostiniamo ad opporre resistenza agli eventi, i risultati saranno improduttivi o addirittura deleteri. Se ci adattiamo agli eventi in modo morbido, senza opporre resistenza, possiamo attutire i colpi e trarre beneficio dalle opportunità (cambiamenti) da essi generate.

    Nella vita di tutti i giorni, la linea morbida è quella che dà i migliori frutti, anche se a volte non è sufficiente essere solo ramoscelli flessibili: bisogna essere anche sassi. Ancora una volta, la strada corretta sta nel trovare il giusto equilibrio tra morbido e duro, yin e yang.

  6. Anonimo Rispondi

    bisogna valutare ed essere flessibili…ma dipende sempre di quale cambiamento si tratta..le imposizioni non vanno bene..ragionare va bene..emery