Essere in contatto con la realtà virtuale non equivale a sperimentare la vita reale, fatta di profumi, suoni, forme e colori interessanti

 

Non poche volte ci capita di essere di cattivo umore, forse anche un po’ stanchi, e non riusciamo a trovare una risposta al nostro malessere. 

Non riusciamo bene a distinguere se si tratta di un malessere fisico o psicologico. 
Ci si lascia andare, si decide di non uscire e di passare la giornata a casa, magari davanti al computer, condividendo pensieri e immagini su Facebook o su altri canali social. 

Ci si ritrova facilmente immersi in una realtà virtuale che ha sensazioni e suoni specifici, distinti da quelli reali, della vita all’aria aperta per intenderci.
 

Gli odori di una stanza chiusa e la noia che dopo un po’ ci pervade fanno diventare il piacere di stare davanti allo schermo un lavoro faticoso.

Intorno a noi le pareti e non gli alberi, intorno a noi i libri e non le persone.

 

Relazioni immaginate e non vissute, parole immaginate e non sentite, luoghi immaginati e non esplorati

 

Il nostro cervello ha gli stessi stimoli che si ripetono continuamente durante la giornata e non vede il nuovo, non “tocca” il nuovo. 
 
In questo modo non si rigenera e non produce sostanze buone, quelle del buonumore, ma riceve un semplice premio di consolazione.
Essere in contatto con la realtà virtuale non equivale a sperimentare la vita reale, fatta di profumi, suoni, forme e colori interessanti.

Punti di vista differenti sull’utilizzo dei social network

 
Ci sono pareri discordanti sull’utilizzo dei social e sui rischi connessi: c’è chi pensa si viva solo a metà a causa dell’isolamento che questi comportano, c’è chi pensa possano anche portare a serie patologie psichiatriche, c’è chi li vede invece come un ottimo strumento per lavorare e studiare più velocemente e con meno fatica.
 

Su una cosa concordano in molti, scienziati e non: l’uso dei social non fa male e non ci allontana dalla vita reale a condizione che questi vengano usati correttamente.

Si può evitare la dipendenza limitando il tempo che si dedica a Facebook e co. 

In questo modo si darà più facilmente e inevitabilmente spazio ad altre attività come: sport, hobby e nuove conoscenze dal vivo.
 

E tu che ne pensi caro amico di EP?

Quanto tempo passi sui social?
Aspetto un tuo prezioso commento.
Un abbraccio e a presto!


andrea de nuccio 
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3 comments

  1. Anonimo Rispondi

    personalmente ho trovato il social molto utile.certo,tutto dipende dall'intelligenza di una persona,dal modo di usarlo.il social è riuscito dove nessuno psicologo mi ha aiutata..mi ha fatto uscire dalla depressione.con la consapevolezza che non tutto e non tutti sono "reali",sono comunque riuscita a capire punti di vista diversi ed ho anche visto che esiste invece qualcuno che la pensa come me,o che non importa affatto trovare qualcuno che la pensi come me,che tutti sono unici e le paure simili..ti mantiene in contatto col mondo in qualche modo,specialmente quello lontano da te,quello vicino è bene viverlo fisicamente! come ogni cosa tutto è utile,ma solo per chi lo sa usare,con il giusto distacco,con le giuste emozioni e con il giusto senso della realtà…imparare su se stessi ad usare quello che ci viene messo a disposizione..il social è utile se si porta nella vita reale..emery

  2. Anonimo Rispondi

    Come ogni cosa è importante non abusare. Ad esempio non possiamo comparare una chat al guardarsi mentre ci si confronta:il corpo dell’altro può dirci molto,i suoi gesti,la sua voce, il suo profumo,i colori,i dettagli creano uno spazio unico.Il luogo stesso in cui si sta con gli altri è a sua volta ricco di elementi che influiscono a rendere caratteristico quel momento.Una rappresentazione dell’altro idealizzata, concepita con la fantasia potrebbe invece scontrarsi con “la persona reale” ovvero con le sue caratteristiche effettive.In altri casi invece avviene una scissione tra la rappresentazione dell’altro idealizzata e le sue effettive caratteristiche reali.Le cose cambiano,e non potrebbe essere altrimenti,ma da una generazione a quella successiva si perdono molte cose e attualmente ne stiamo perdendo in gran quantità.Una società che non ascolta, che non vuole aprirsi al nuovo, al diverso ma che nello stesso tempo pensa a piangersi addosso.

  3. ada Rispondi

    dottore sei il solito che rompe gli schemi, ma ti stimo! continua così e complimenti per il nuovo progetto made in Salento 🙂