Uno dei peggiori veleni per la mente è il procrastinare: ogni azione rimandata è un colpo alla nostra autostima.

 

In questo particolare periodo siamo soliti pianificare il nostro anno con l’idea di apportare qualche novità alla nostra vita,  qualche volta riusciamo pure nel nostro intento. Non si può dire che sia sempre facile però: generalmente si è molto bravi con i sogni, con le azioni un po’ meno.  Pensiamo a mille progetti, ma spesso non riusciamo a portarne a termine neanche uno. E si arriva alla fine dell’anno che ci sembra di non aver concluso alcunché.

 

Il Procrastinare (rimandare) è più frequente di quanto si possa immaginare. Questo “maledetto viziaccio” –  da buoni italiani  – ce l’abbiamo nel sangue.

Il procrastinatore è colui che rimanda sempre e in ogni circostanza: <<la prossima settimana inizierò a cambiare un po’ di cose>> oppure <<iniziamo dal prossimo mese>> o ancora <<aspetto che arrivino i bei tempi>>. Queste sono solo alcune delle bugie che si racconta.

Uno dei peggiori veleni per la mente è il procrastinare: ogni azione rimandata è un colpo alla nostra autostima.

È come se, ogni volta che rimandiamo qualcosa, dicessimo a noi stessi di non essere davvero capaci di fare ciò che ci eravamo prefissati. Pensa a tutte le volte che ce lo diciamo nell’arco di una settimana, di un mese o di un anno.

 

Il contrario di procrastinazione invece è azione

 

Quest’ultima, come vedremo, è necessaria: completerebbe l’opera che inizia dapprima solo a livello immaginativo.

Pensa ad un tuo progetto: questo è come un’opera d’arte che richiede un minimo di lavoro per essere ultimata, non basta solo l’immaginazione.

Vero è che agire implica un dispendio di energia e al nostro cervello non piace lo sforzo, ma ti assicuro che si tratta solo di uno sforzo iniziale, dopo il fare diviene naturale come il pensare.

Potrai così portare a termine i tuoi progetti bilanciando adeguatamente pensiero e azione.

Voglio essere più chiaro.

Immagina di voler realizzare un progetto a breve e di avere tutta la volontà di questo mondo. L’inizio è eccellente, sei entusiasta, sei carico, hai voglia di dare una svolta alla tua vita. Insomma i propositi sono buoni, ma c’è un “ma”, c’è sempre un “ma”: ti accorgi dopo un po’ che non è così semplice come immaginavi.

La questione si fa più seria: inizi a vedere i primi intoppi e decidi di mollare tutto. Voglio dirti una cosa però.

C’è un modo per non buttare tutto all’aria: la conoscenza di se stessi.

Per intenderci, siamo alquanto prevedibili ovvero tendiamo a ripeterci nei nostri comportamenti, purtroppo anche in quelli dell’insuccesso.

Conoscendo i tuoi punti deboli però puoi intervenire per modificarli. Magari mi dirai che c’avrai provato in tutti i modi e puntualmente hai fallito.

Ti capisco, ma è giusto che io ti dica una sacrosanta verità: il tuo fallimento dipende dal tuo modo di operare e dal tuo mindset.

 

Il mindset è il tuo atteggiamento mentale, è di fondamentale importanza nella tua vita

 

Per intervenire adeguatamente sulla questione dovrai dapprima analizzare in modo certosino le tue azioni abituali e poi man mano cambiare il tuo mindset.

Magari sei abituato a sentire il contrario, ma dovresti sapere che sono proprio le tue azioni quotidiane a creare e ad alimentare il tuo mindset.

Cambiare atteggiamento mentale ci aiuterà indubbiamente ad affrontare meglio la vita.

È vero, ma non basta: solo attraverso ciò che facciamo abitualmente possiamo cambiare definitivamente il nostro sistema di credenze

Voglio farti un esempio pratico, di una mia paziente, una giovane imprenditrice.

Questa soffriva di attacchi di panico, dovette smettere di lavorare a causa delle forti crisi.

Per fortuna non dovette chiudere l’azienda, perché riuscì a trovare un’amica che subentrò momentaneamente al suo posto. Questo però non bastò per placare la sua frustrazione, non riusciva neanche più a dormire.

Il suo pensiero costante era: <<se non guarirò dai miei attacchi di panico non potrò più lavorare, non potrò più definirmi una persona normale>>. Era talmente concentrata sul suo disturbo che non vedeva altro, ma è su “altro” che avrebbe dovuto porre attenzione.

La maggior parte delle volte un disturbo importante come l’attacco di panico nasconde una storia altrettanto importante che non può non essere adeguatamente considerata. Si tratta della storia di vita del paziente.

Considerata in primis la storia della donna, ci si è accorti di quanto – nella quotidianità – il suo comportamento da sognatrice prevalesse su tutto il resto. Sognava ovunque, anche a lavoro passava ore a sognare. Diceva continuamente di voler fare questo e quest’altro ma alla fine non riusciva a concludere nulla di ciò che aveva immaginato.

Sognare significa rimanere unicamente sul piano ideativo senza attuare alcunché. È una vita a metà: <<penso di fare questa cosa, ma in realtà non la faccio>> ovvero <<penso a un certo tipo di vita ma in realtà non vivo quella vita>>.

Come poteva la donna essere felice e spensierata?

 

Una persona che rinuncia all’azione è una persona che vive a metà, è una persona semplicemente infelice

 

È da qui che siamo partiti, da questo suo comportamento.

<<Proviamo a fare qualcosa di concreto>>, le ho detto.

L’idea era quella di trasformare i sogni in realtà iniziando dai piccoli passi: abbiamo pensato a piccole azioni quotidiane, partendo da ciò che era più urgente fare fino ad arrivare ai buoni propositi. Abbiamo “lavorato” anche sulle aspettative cercando di conoscerle adeguatamente (in modo più critico) e di modificarle. La giovane donna tendeva spesso ad esagerarle.

Insomma abbiamo pensato a un piccolo restyling generale!

C’è da dire che, con buona probabilità, un grande cambiamento avrebbe attivato una grande resistenza. I piccoli cambiamenti sono sempre più facili da accettare.

Ed è proprio attraverso i piccoli passi che a distanza di pochi mesi la giovane imprenditrice ha ripreso il suo lavoro con maggiore entusiasmo e tranquillità.

Spero che una breve storia come questa possa ispirarti orientandoti sempre di più verso l’azione. Sappilo… è questa che farà la differenza nella tua vita!

 

Agire è meglio che curare

 

Agisci se non vuoi ammalarti, ma non riempire la vita di azioni inutili: fallo attraverso le “buone azioni”, quelle che realmente servono.

Mi dirai che sei abituato ad agire. Mi chiedo però come tu lo faccia.

Lo sai che la strategia di procrastinazione più diffusa è fare qualcos’altro?

Voglio farti qualche esempio…

Dovresti studiare per l’esame e diventa “stranamente” indispensabile riordinare la stanza.

Dovresti inviare il tuo curriculum vitae alle aziende e perdi il tuo tempo spulciando qua e là su internet.

Dovresti terminare un progetto di lavoro e continui a chiacchierare con il tuo collaboratore.

Di esempi del genere potremmo farne a bizzeffe e sono sicuro che ti riconoscerai in molti di questi.

Lo facciamo spesso: spesso evitiamo ciò che in teoria dovrebbe essere inevitabile.

Quindi è sulle “buone azioni” che devi agire, si tratta di azioni importanti e urgenti.

Sono quelle che per un motivo o per l’altro stai evitando.

Non sempre si è consapevoli del nostro evitamento, la maggior parte delle volte lo facciamo in automatico.

In molti casi è necessario un training per imparare a riconoscere le nostre modalità di evitamento. Lo psicologo in questo può aiutarti.

Normalmente si evitano le situazioni temute, ma in realtà sono quelle necessarie alla nostra evoluzione e al nostro successo.

Agire richiede una “bella” dose di responsabilità ovvero di energia poiché ci si sposta da una condizione abituale ad un’altra differente, ma sicuramente più sana.

Il “nuovo” va conquistato, necessita di un pizzico di volontà!

 

Spero che tu sia disposto ad impegnarti almeno un po’ affinché tu possa fare quel piccolo “salto evolutivo” attraverso delle “buone azioni”.

Ciò contribuirà inevitabilmente alla tua felicità.

 

Andrea De nuccio

 

 

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