Trovare gli stimoli giusti è semplice se parti da te stesso, dalle tue esigenze e dalle tue abitudini (soprattutto quelle insane)

 

 

Ti senti annoiato, spento, forse un po’ depresso. C’è qualcosa che vorresti fare, ma non sai.

Si cerca sempre qualcosa da fare in un modo o nell’altro. Si cercano degli stimoli nuovi.

Di quali stimoli parliamo?

Beh… guardati intorno! La tua casa, il tuo giardino, la tua città, le persone che ci vivono, il tuo cane, tuo marito o tua moglie, un film, una passeggiata, fare shopping, ecc. sono tutti stimoli questi.

Ma non basta uno stimolo qualunque: devi sapere che ognuno di noi ha bisogno dei propri stimoli.

 

Per rendere l’idea pensa a come i tuoi gusti musicali (e anche una canzone è uno stimolo) siano differenti rispetto a quelli di un tuo amico.

Sento dire non poche volte espressioni del tipo: “esci a fare una passeggiata così ti distrai e non ci pensi”.

Oppure: “cerca nuovi stimoli se vuoi stare bene!”.

In queste affermazioni è facile intuire l’approccio del nostro interlocutore: l’idea alla base è che se sei in una condizione di sofferenza psicologica allora faresti bene a distrarti.

Ma è bene che tu sappia che la questione non è così semplice come sembra.

Ciò che può distrarre me non è detto che funzioni per te.

La distrazione rappresenta una rottura degli schemi, dei nostri schemi abituali di riferimento. Rompere la routine insomma!

Se per rompere la routine può bastare un viaggio ad esempio, perché questo non si rivela sempre utile per il nostro benessere?

Perché, come ben affermava Seneca in una delle lettere a Lucilio, <<ovunque andrai porterai te stesso>>.

Ancora una volta… è da te stesso che devi partire.

Parti dalla tua esperienza quotidiana e soprattutto dalle tue esigenze. Per riconoscerle dovresti iniziare a riconoscerti.

Cosa significa?

Significa che puoi migliorare la consapevolezza di te stesso. Avrai sentito parlare spesso di percorsi di consapevolezza o cose del genere.

Non ti chiedo di fare un percorso vero e proprio: in un’epoca così frenetica come quella odierna, il mio invito è quello di guardarti più spesso dentro.

Ciò implica che tu dovrai rallentare per riconoscerti, l’introspezione ha bisogno di tempo. Dovrai quindi dedicare del tempo a te stesso e alle tue esigenze: solo così potrai capire bene quali sono gli stimoli giusti per te e per il tuo benessere.

Anche se ciò può sembrarti scontato, ti assicuro che non lo è. È facile perdersi nelle nostre abitudini e soprattutto in quelle insane.

Non è detto che ciò che facciamo abitualmente sia sano per noi e per chi ci circonda.

 

Ricordo a tal proposito due giovani sposi che venivano da me in terapia per una difficoltà relazionale importante: in poche parole non si sopportavano più e volevano a tutti i costi il divorzio.

Fino a quel momento avevano provato a fare di tutto pur di recuperare il loro amore: arrampicata su roccia, percorsi benessere, viaggi in isole sperdute, weekend romantici, ecc.

Niente di tutto ciò ha funzionato!

La mia domanda, neanche troppo ragionata, è stata: “quanto tempo trascorrete insieme durante il giorno?”.

La risposta della donna, con aria stizzosa, è stata: “praticamente sempre, sempre tra i piedi ce l’ho questo qui…”. Si riferiva al marito che aveva di fianco.

Di solito al primo colloquio non amo approfondire molto il problema che mi viene portato, mi limito a raccogliere più dati possibili (anamnesi) per farmi un’idea di chi ho davanti.

Anche per i meno esperti è facile intuire come lo stare sempre insieme possa diventare facilmente un’abitudine insana.

Mia nonna, che non era una psicologa, mi diceva quando da piccolino facevo il monello: “lu troppu stroppia”. Ovvero: non esagerare!

Ma si esagera anche quando non sappiamo di farlo.

Nel caso della coppia per esempio, i due non erano più consapevoli del “troppu”. Sapevano solo di non sopportarsi più.

Un mio amico romano direbbe: “e te credo Andrè, stanno sempre appiccicati!”.

Senza troppo addentrarmi nel processo terapeutico, posso dirti che è da questo attaccamento morboso che sono partito cercando di aiutare i due coniugi a divenire sempre più consapevoli di tali eccessi nel comportamento.

Morale della favola: il divorzio non ci è stato e dopo un po’ di tempo i due hanno ben compreso l’utilità di staccarsi un po’.

In questo modo hanno iniziato ad annoiarsi di meno e a sopportarsi di più.

 

Trovare gli stimoli giusti è semplice se parti da te stesso, dalle tue esigenze e dalle tue abitudini (soprattutto quelle insane).

Non dimenticare che un’abitudine non è altro che un comportamento ripetuto nel tempo e che hai dimenticato. Sì, hai sentito bene!

Dimentichi ciò che abitualmente fai. Il tuo cervello non può ricordare tutto.

Ma sono proprio le tue azioni dimenticate che alimentano il tuo problema. Ecco a cosa ti serve un po’ di sana introspezione: fare un po’ di chiarezza ed eliminare le cattive abitudini, le azioni che fanno male.

Se impari a conoscere i tuoi eccessi conoscerai meglio te stesso e sarà più semplice per te trovare gli stimoli “giusti” per non sentirti annoiato e spento.

Ricordati però… sono i tuoi stimoli e di nessun altro.

Immaginali come fossero gli ingredienti che utilizzerai per la tua torta preferita: probabilmente sceglierai i migliori e i più buoni. Nessuno vorrebbe mangiare una torta schifosa.

A proposito di ricette… in questo articolo, come puoi ben vedere, non ho voluto darti nessuna ricetta miracolosa per la tua felicità: non credo nei consigli del “dottore”.

Sono uno psicologo e ci tengo a ribadirlo: lo psicologo non risponde alle tue domande, ma crea le condizioni affinché tu possa rispondere da solo alle tue domande.

Lo psicologo crea le condizioni perché tu possa da solo perseguire la felicità e trovare gli stimoli per ripartire.

 

Buona ri-partenza e a presto. 🙂

Andrea De Nuccio

 

 

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