Non tutto il male viene per nuocere: questo virus potrebbe essere la tua occasione per cambiare finalmente qualcosa nella tua vita 

Non poche volte sosteniamo di fare la solita vita e che le cose non cambiano mai. Tale convinzione però viene puntualmente ritrattata, soprattutto quando si presentano degli imprevisti, come ad esempio è accaduto in questo periodo.

Ci siamo trovati improvvisamente catapultati in una realtà scomoda come quella del Coronavirus. Il Coronavirus o Covid19: un nemico invisibile e al contempo pericoloso. È uno di quegli imprevisti che non puoi prevedere a priori, ma quasi mai un evento di questo tipo si rivelerà solo dannoso: sembrerebbe addirittura necessario per la nostra evoluzione.

Potrebbe sembrare azzardato affermare ciò, ma la storia ci insegna come qualsiasi evento “importante” sia servito sempre a qualcosa, è servito indubbiamente ad attivarci per la ricerca di una soluzione e a riportarci ogni volta sull’onda del cambiamento.

È chiaro che accettare un cambiamento non sia affatto facile o almeno non lo è per molti, soprattutto se si tratta di un cambiamento improvviso. Questo tipo di cambiamento, talvolta vissuto come imposto da qualcuno, ci mette nella condizione di doverci riadattare.

 

Cosa significa riadattarsi?

Riadattarsi significa riorganizzarsi psicologicamente e fisicamente in modo da essere pronti ad affrontare la nuova vita. Se ci pensi però questo accade sempre: fin dalla nascita avrai dovuto ogni volta riadattarti per affrontare la vita.

Vita che spesso riserva delle sorprese e che non sempre puoi prevedere.

Ad esempio prevedere la data di un matrimonio sembrerebbe alquanto semplice, sapere con certezza come si svolgerà è alquanto improbabile. Nel corso di una cerimonia o durante il pranzo nuziale può accadere di tutto. Non poche volte ci capita di ascoltare dei racconti imbarazzanti riguardanti matrimoni finiti male.

Allo stesso modo, riportando un esempio meno “felice”, la malattia di un nostro familiare andrebbe a compromettere inevitabilmente un equilibrio, il suo e il nostro, in quanto dovrebbero essere messe in atto una serie di soluzioni per attutire il colpo. Soluzioni che riguarderebbero da una parte la persona sofferente e dall’altra le persone vicine che dovranno così adattarsi alla “nuova” vita: in questi casi ad essere stravolta non è solo la vita dell’ammalato, ma anche quella di chi lo circonda.

Come potremmo pensare di vivere una vita priva di “sorprese”? Gli imprevisti ci sono sempre, fanno parte del gioco. Sta a noi riuscire ad accoglierli adeguatamente.

 

Non solo accogliere, ma soprattutto utilizzare. Dalle difficoltà alle opportunità

È strano a dirsi, ma dalle difficoltà possono venire fuori delle nuove opportunità: non si tratta di avere semplicemente la soluzione al proprio problema, ma di riuscire a individuare dei vantaggi nella situazione difficile che si è venuta a creare.

A tal proposito mi viene in mente la storia di un mio paziente che – di fronte alla malattia improvvisa della madre – ha dovuto interrompere di lavorare per dedicarsi completamente a lei. Al periodo iniziale di totale scoraggiamento ne è seguito un altro di svolta in cui proprio grazie al problema ha dovuto reinventarsi anche dal punto di vista lavorativo. Ed è così che ha deciso di avviare una residenza sociosanitaria assistenziale dopo essere riuscito ad ottenere un buon finanziamento. Questo gli ha permesso da una parte di seguire la madre e dall’altra di continuare a lavorare assicurando per giunta una nuova occupazione ad altre persone.

Questo è solo uno dei molteplici esempi che potrei fare e che rendono l’idea di come ci si possa reinventare ogni volta nonostante le difficoltà.

L’uomo ha dimostrato in più occasioni di non perdere mai la speranza.

Sperare non significa accettare in modo passivo lo stato delle cose, ma avere fiducia nel cambiamento ovvero avere fiducia nel domani che verrà.

Una buona dose di speranza a mio parere non dovrebbe mai mancare, che si tratti della propria condizione di salute o addirittura di un evento catastrofico il discorso non cambia. Come si dice spesso… la speranza dovrebbe essere l’ultima a morire.

Di fronte a una situazione improvvisa che ci spiazza e ci mette in difficoltà potremmo scegliere così tra due opzioni.

La prima opzione è quella che comporterà un minor dispendio di energia e al contempo quella che manterrà il problema.

La seconda opzione è quella che richiederà indubbiamente uno sforzo da parte nostra, ma sarà con buona probabilità la soluzione più conveniente.

Questo particolare virus proprio non ce lo aspettavamo: ci ha destabilizzato e messo in ginocchio in tutti i sensi, anche da un punto di vista economico. A questo punto potremmo arrenderci e continuare a lamentarci oppure semplicemente considerare la seconda opzione in cui proveremo a riadattarci continuando a guardare avanti con coraggio e speranza.

Non credo proprio che sarà facile per molti di noi, sembrerà quasi impossibile riprendersi e riadattarsi a un nuovo equilibrio. Ci toccherà farlo però, fa parte del gioco della vita.

Nel corso della storia l’uomo ha sempre dimostrato di farcela di fronte a difficoltà di questo tipo, a maggior ragione potremmo continuare ad essere fiduciosi. Almeno altre 13 pandemie hanno infierito negli ultimi 3000 anni.

La più spaventosa è stata la Spagnola, pandemia del 1918-1920: esplosa alla fine della Grande Guerra, quando le popolazioni erano più debilitate e le truppe si muovevano da un continente all’altro. Ha ucciso fra i 50 e 100 milioni di persone nel mondo, molto di più delle vittime della stessa Grande Guerra. La pandemia provocò ovunque la crisi della domanda e dell’offerta, della produzione e del consumo.

 

Affidarsi al cambiamento

È inevitabile che un evento epidemico di questo tipo lasci delle cicatrici, anche oggi dunque sono certe le conseguenze.

Ma è proprio da queste conseguenze che dobbiamo ripartire. Queste ultime porteranno sicuramente ad una ri-organizzazione generale forzata al momento, ma necessaria per la nostra evoluzione.

Ogni evento (anche quello catastrofico) porta ad un cambiamento, e ogni cambiamento porta a una nuova percezione della realtà che induce a nuove reazioni.

Non si tratta dunque solo di esperienza mentale, le reazioni sono delle azioni nuove, concrete. Come diceva Aristotele: <<noi siamo ciò che facciamo ripetutamente >>. Un cambiamento che rimane solo a livello di pensiero tenderà a perdersi, mentre quello che verrà agito (e ripetuto) tenderà a irrobustirsi.

Si tratta a questo punto di pensare già da ora alle “buone azioni” da fare per riprenderci la nostra vita, la nostra felicità.

Si tratta della “nostra” e non della “tua”. Sono le nostre azioni e non solo le tue azioni. Il “noi”, oggi più che mai, è estremamente importante.

 

<<Io posso fare cose che tu non puoi, tu puoi fare cose che io non posso, insieme possiamo fare grandi cose>>. (Madre Teresa di Calcutta)

Andrea De Nuccio

 

 

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