È un vero e proprio atto di coraggio permettere alla nostra anima di esprimersi per farci conoscere chi siamo

 

La quotidianità, le giornate scandite, la programmazione di settimane, mesi e addirittura anni.
Siamo spesso convinti di “vivere” pienamente la nostra vita, ma fermandoci e guardandoci, ci capita di non riconoscerci, o più semplicemente proviamo una vaga sensazione di insoddisfazione e malessere.
Perché?
Inconsapevolmente siamo letteralmente bombardati dalle aspettative, nostre e degli altri, che agiscono come regole tacitamente attive che ci indirizzano quasi automaticamente verso mete che forse non ci appartengono.

La focalizzazione sulla realtà esterna ci distoglie, spesso difensivamente, dalla nostra natura più intima

Ignoriamo quasi regolarmente la grande saggezza personale che ci accompagna e ci caratterizza nel profondo.
Questo perché, il più delle volte, è una saggezza poco addomesticata che non usa mezzi termini né compromessi.
È per lo più cieca e sorda al “sapere del popolo”, ci spaventa o addirittura ci angoscia con le sue richieste drastiche.
Frequentando i gruppi E.P. ho potuto constatare di persona il potere del nostro inconscio, la nostra essenza più pura e meno assoggettata ai filtri della realtà esterna.
Grazie a un contatto guidato con le parti del Sé più profonde è possibile scoprire e addirittura anticipare la consapevolezza che agirà solo in un secondo momento.
Una parte di noi, molto schiva e poco incline all’esposizione, sa ciò che siamo e dove realmente siamo diretti prima che la nostra parte conscia possa rendersene conto.
Le risposte che molto spesso stentiamo a trovare, la strada personale che frequentemente sostituiamo con percorsi comodi o accettabili, le aspirazioni più autentiche, giacciono tutte nella nostra anima.

È l’anima che ci rende vivi nel senso più pieno del termine, ci chiede di vivere, ma spesso ci parla con un linguaggio incomprensibile, creativo.

A volte sembra essere fuori dai confini di ciò che facciamo perché abituati all’idea che sia giusto, altre ancora ci convinciamo che non abbia voce.
È un vero e proprio atto di coraggio permettere alla nostra anima di esprimersi per farci conoscere chi siamo.
Si tratta del coraggio di mettere e mettersi in discussione, di provare addosso il senso più personale della vita negando il baratto con schemi preimpostati.
Richiede un confronto con se stessi, la forza di liberarsi dai condizionamenti che non ci appartengono e la volontà di ri-conoscersi nell’autenticità della nostra voce.

Elisa Baglivo

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