Non diamo tempo al tempo (che è il miglior modo per perdere ancora più tempo), ma impariamo ad impiegarlo al meglio

“Vassene il tempo e l’uom non se n’avvede”, scrisse il Sommo Dante nel Purgatorio, ed è probabilmente ciò che pensa gran parte della gente rivolgendo lo sguardo all’orologio che segna un’ora avanzata della sera, prendendo la via del letto… e ponderando su ciò che si poteva o doveva fare, e non si è fatto. 
 
E allora mi risuonano le parole di Seneca: “Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto”! 
Ma… mi (e ti) chiedo: la nozione del tempo che scorre sarebbe la stessa senza avere un orologio le cui lancette inesorabilmente compiono il loro implacabile gioco di tratteggio circolare e ticchettante? 
Non so cosa c’entri, ma H. Hesse ha scritto che “Anche un orologio fermo segna l’ora giusta due volte al giorno”.
 
Ebbene, torniamo all’enigma: che cos’è il tempo se non un incessante succedersi di istanti, in cui si svolgono gli avvenimenti, si creano le situazioni, accadono e variano le cose?

E chissà se, al di là di tutti gli avvenimenti, impegni e situazioni, la percezione dello scorrere del (o della mancanza di) tempo sarebbe la stessa senza l’esistenza e l’onnipresenza di strumenti che lo misurano… 
 
A differenza di quanto vorrebbero suggerirci gli orologi, quelli tondi classici, “Il tempo umano non ruota in cerchio ma avanza veloce in linea retta” (M. Kundera); questo è il tempo reale, per così dire, e trattenerlo non si può! 
E il tempo soggettivo, personale, individuale, privato, psicologico, spesso è più perfido, perché “Quando arriva il tempo in cui si potrebbe, è passato quello in cui si può” (M. Eschenbach). 
 
In definitiva, per non farci stritolare psicologicamente dalla gabbia del tempo, non diamo tempo al tempo (che è il miglior modo per perdere ancora più tempo), ma impariamo ad impiegarlo al meglio… salvo imprevisti! 

Ricordiamoci che: “Non è mai solo questione di tempo, ma è di saper usare il tempo” (S. Littleword).
 
Riccardo Cioni 
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2 comments

  1. Anonimo Rispondi

    C'é sempre un prima e un dopo…a prescindere dall'esistenza di strumenti impiegati per misurare il tempo.. allora Dottore se non ci fossero tali strumenti come potremmo organizzare il setting… 🙂 gli incontri avrebbero sempre una propria durata !! Quali indicatori si potrebbero impiegare per concludere l'incontro?
    E una partita di calcio come potrebbe dirsi conclusa? 🙂
    Complimenti per l'originalità dei Vostri articoli..
    M

  2. esperienza psicologica Rispondi

    Caro lettore viviamo in una società scandita dagli orari. Quasi ogni attività ha un orario preciso: scuole, uffici, fabbriche, colazione, pranzo, cena, palestra, piscina, partita di calcio, seduta di psicoterapia…dunque è doveroso ringraziare gli orologi che ci permettono di rispettare certi impegni. Facciamo mille cose, sempre con l'occhio sulle lancette, per non essere in ritardo; eppure parli con dieci, nove ti diranno che non hanno mai tempo a sufficienza. Ecco, l'intento dell'articolo era sottolineare ciò che dice il titolo; e forse per alcuni di noi sarebbe meglio fare qualche attività in meno, guardare in maniera meno ansiogena l'orologio e orientarsi col suono delle campane…
    Riccardo Cioni